VINCENZO GEMITO
VINCENZO GEMITO (Napoli 1852 – ivi 1929) Fu abbandonato nel 1852 nella ruota dell’Annunziata e poi venne adottato da un’umile famiglia, gli fu attribuito il cognome Genito, che a causa di un errore di trascrizione, divenne Gemito. Giovanissimo si avvicinò all’arte della scultura frequentando lo studio di Emanuele Caggiano e di Stanislao Lista. Nel 1864 si iscrisse al Real Istituto di Belle Arti di Napoli e qui strinse amicizia con Antonio Mancini, con cui iniziò i primi studi e cominciò a ritrarre i giovinetti di strada. Incominciò a produrre opere di forte intensità realistica usando principalmente materiali duttili, come la terracotta e la cera, sui quali poteva lavorare direttamente con le mani e poteva lasciare impressi i segni delle sue dita (Scugnizzo, 1870, Napoli, Museo Pignatelli, collezione Intesa Sanpaolo; Pescatorello lanciato, 1876, Milano, Galleria d’Arte Moderna; Rosa, testina caprese, 1882, Milano, Galleria d’Arte Moderna). In questo periodo conobbe la scultura ellenistica, dalla quale fu fortemente colpito, dando vita ad un «classicismo naturalista» (Pescatore, 1876, Firenze, Museo Nazionale del Bargello; Ritratto di Giuseppe Verdi, 1873, Milano, Casa di Riposo per Musicisti, Fondazione Giuseppe Verdi, e 1874, Napoli, Galleria dell’Accademia di Belle Arti). Dal 1877 al 1880 si trasferì a Parigi dove conobbe Meissonier, pittore di gran fama, e il mercante Goupil. Rientrò a Napoli nel 1880 ed aprì una fonderia a Mergellina, che tenne fino al 1886, anno in cui a causa dell’insoddisfacente esito della statua di Carlo V, che doveva essere collocata sulla facciata di Palazzo Reale, cadde in una fase di inattività e depressione, durata venti anni. Nel 1909 Gemito ricominciò, finalmente, di nuovo a viaggiare e a lavorare. Degli ultimi anni di vita possiamo ricordare il Ritratto di Raffaele Viviani (1926, Napoli, Museo di San Martino).GAETANO CHIAROMONTE
GAETANO CHIAROMONTE (Salerno 1872 – Napoli 1962) Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli segue le lezioni di Stanislao Lista e di Tommaso Solari, da cui prende la monumentalità delle prime opere. Nel primo decennio del ‘900 si lascia affascinare dallo stile elegante e raffinato dell’Art Nouveau. Espose al Salon di Parigi nel 1906, partecipa alla VI Esposizione internazionale di Barcellona nel 1911. Nella Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli si conserva una sua opera il Ritratto di Achille d’Orsi del 1930, acquistata nel 1933.ACHILLE D’ORSI
ACHILLE D’ORSI (Napoli 1845 – ivi 1929) Si iscrive al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli nel 1857 seguendo le lezioni del maestro Tito Angelini. Partecipa a molte mostre nazionali ed internazionali, nel 1872 giunge al secondo posto dopo Gemito al concorso per il pensionato romano con l’opera dal tema Giuseppe venduto dai fratelli. In polemica con le tendenze accademiche, nel 1876, diventa uno dei protagonisti del Realismo, testimonianza di tale tendenza è la statua presentata alla Mostra nazionale di Torino nel 1880 Proximus tuus. Nel 1878 viene nominato professore onorario all’Accademia di Napoli e nel 1881 accademico d’onore alla Reale Accademia di Belle Arti di Venezia. Tra le sue opere ricordiamo la statua di Salvator Rosa, 1867 (Napoli, Galleria dell’Accademia di Belle Arti), I parassiti del 1877 (Napoli, Museo di Capodimonte), A Posillipo (San Giorgio a Cremano, collezione di Villa Bruno) esposta alla Mostra nazionale di Torino del 1880.Pagina 2 di 2







