Gesù Nuovo
Gesù Nuovo La chiesa del Gesù Nuovo chiamata così per distinguerla dall’edificio preesistente abitato dai gesuiti, costituisce il complesso più importante e prestigioso fondato a Napoli dalla Compagnia di Gesù. La chiesa fu consacrata nel 1601 e fu realizzata su progetto dell’architetto gesuita Giuseppe Valeriani, che trasformò il precedente palazzo di proprietà dei principi Sanseverino di Salerno. Scelse, però di conservare la facciata con lo splendido bugnato lavorato a punta di diamante, un unicum nel panorama dell’architettura napoletana che ha pochi altri esempi in Italia come il rinascimentale palazzo dei Diamanti a Ferrara. Proprio riguardo al bugnato la scuola esoterica ha individuato un rapporto tra esso e le avverse fortune della famiglia Sanseverino. Si ritiene infatti che sia stato fatto un maleficio contro la famiglia i cui segni sono ben visibili sulle bugne. Pare che lo stesso Roberto Sanseverino per allontanare le energie negative e convogliarle all’esterno, avesse chiesto di apporre questi simboli secondo uno schema ben preciso. Si pensa che proprio un’errata manipolazione di questi simboli e l’inversione dello schema abbia sortito l’effetto contrario, facendo si che la sfortuna colpisse la famiglia. Molto più verosimilmente le incisioni sono i contrassegni dei lapicidi, ossia delle sigle lasciate dagli scalpellini a mò di firma per consentire al capo cantiere di verificare il numero delle pietre lavorate da ciascuno e corrispondere il giusto pagamento. L’interno della chiesa è caratterizzato da uno straordinario apparato decorativo costituito da stucchi marmi commessi e affreschi. Alcuni storici hanno fatto notare che questa chiesa non ha un solo centimetro di superficie dal soffitto al pavimento, lasciato vuoto e lo “sguardo non ha modo di riposare”. La chiesa ha pianta a croce greca iscritta in un quadrato divisa in tre navate da possenti pilastri, ed è considerata come vero e proprio scrigno del barocco napoletano. Vi lavorarono una serie di artisti tra cui Luca Giordano, Cosimo Fanzago, Massimo Stanzione.







