Formazione Storica Campania
Per rendere più semplice tuttavia l'approccio alla forma-zione storico-geografica della «Campania» occorre tralasciare le molteplici ipo-tesi sulla protostoria e partire da alcuni elementi fondamentali che consentono di comprendere l'evoluzione storica del nome e i problemi socio-economici odierni riguardanti specialmente la sfasatura esistente tra alcune aree.
All'area primitiva occupata dal «popolo dei Campani», estesa attorno alla città di Capua, si aggiunse più tardi anche quella definita da Polibio «il paese intorno al Cratere», cioè la parte colonizzata dai Greci. E l'estensione che sarà poi definita in periodo borbonico «Terra di lavoro» per la sua fertilità. Ed è questo ristretto spazio che veniva indicato in età ancora medievale come «Cam-pania». Rispetto all'attuale mancavano altre aree contigue corrispondenti, se-condo Galasso, alla Provincia pre-unitaria del Principato Ulteriore (cioè le at-tuali, grosso modo, Avellino e Benevento) e del Principato Citeriore (cioè la provincia di Salerno). Erano, in breve, due aree per lo più abitate da Sanniti e da Lucani che premevano sui popoli della pianura e del mare, specie su Na¬poli che si avviava per la sua posizione ad assurgere a capitale della regione.
All'area primitiva occupata dal «popolo dei Campani», estesa attorno alla città di Capua, si aggiunse più tardi anche quella definita da Polibio «il paese intorno al Cratere», cioè la parte colonizzata dai Greci. E l'estensione che sarà poi definita in periodo borbonico «Terra di lavoro» per la sua fertilità. Ed è questo ristretto spazio che veniva indicato in età ancora medievale come «Cam-pania». Rispetto all'attuale mancavano altre aree contigue corrispondenti, se-condo Galasso, alla Provincia pre-unitaria del Principato Ulteriore (cioè le at-tuali, grosso modo, Avellino e Benevento) e del Principato Citeriore (cioè la provincia di Salerno). Erano, in breve, due aree per lo più abitate da Sanniti e da Lucani che premevano sui popoli della pianura e del mare, specie su Na¬poli che si avviava per la sua posizione ad assurgere a capitale della regione.
Capua e più in generale la Terra di Lavoro hanno sempre costituito la tradi-zione agraria della regione, donde il nome di Laburia o Campania Felix dato dagli antichi a quest'area. In effetti la caratteristica agricola della zona è sem-pre stata al centro dell'evoluzione storica dell'area: dai coloni greci, etruschi e italici all'insediamento della centuria romana, dal periodo feudale fino al con¬cetto della proprietà moderna. Alla felice disposizione geografica si aggiunse nel corso dei secoli la paziente ed operosa intelligenza dell'uomo a rendere la zona una delle più produttive del Mediterraneo per la concentrazione delle col¬ture ed il continuo raccolto. L'amenità dei luoghi, poi, specie per l'altra parte del primo nucleo storico della Campania (cioè il versante flegreo), ha notevol¬mente contribuito nel dipanarsi dei secoli all'evoluzione socio-economica del¬l'area costruita su di un turismo di remotissime origini.
La zona sannitica, cioè il Principato Ulteriore, corrispondente all'area delle attuali province di Avellino e Benevento, ebbe ed ha fortuna diversa. I Sanniti estesero il loro dominio dal fiume Sangro alla valle dell'Ofanto stanziando in più posti alcune tribù. Quelle degli Irpini al di là del Taburno nelle valli supe¬riori dei fiumi Sabato e Calore, mentre sull'altro versante del Taburno con l'oc-cupazione delle valli basse dei due fiumi si stanziarono i Caudini; sul Matese si stabilirono i Pentri. Popolo bellicoso e fiero, addolcì il proprio carattere rozzo a contatto della civiltà etrusca e greca e finì con l'essere distrutto in lunghissi¬me contese. Lottò molto contro il popolo romano, cui molto somigliava per la fierezza e l'attitudine agricola. Alla distruzione romana si sovrappose quel¬la normanna, col regime feudale che cancellò ogni caratteristica attiva del pae¬ se. 11 passaggio allo Stato Pontificio, se tolse a Benevento il privilegio di essere l'unica via di comunicazione con la Capitanata, le diede invece il vantaggio di costituirsi come centro di commercio dell'intera zona fino a quando gli An¬gioini nel 1287 costituirono la privincia del Principato Ultra con le terre irpine e beneventane tolte a Salerno, che costituiva la Provincia del Principato Citra. A questa nuova provincia diedero come capitale Avellino, che divenne ben pre¬sto la nuova via per la Capitanata e «il secondo emporio de' frumenti».
Il territorio lucano, cioè il Principato Citra, era abitato da una popolazione italica, i Lucani, che si sovrapposero alle colonie della Magna Grecia, specie Poseidonia (Paestum) ed Elea (Velia). Tuttavia essi non riuscirono mai ad oc-cupare tutto il territorio tirrenico né improntarono quelle popolazioni della lo¬ro civiltà. La decadenza, specie per la parte interna, seguita alla dominazione romana, continuò ancora per secoli spopolando quasi interamente la patte in-terna. L'agricoltura e la coltivazione dell'ulivo rappresentarono anche nel pe-riodo della feudalizzazione i due elementi trainanti della rinascita del Cilento, specie quando in tempi più recenti il prosciugamento della piana del Sele rese il territorio adatto anche all'allevamento del bufalo.
Le oscillazioni geografiche della Campania sono continuate fino al 1927, quando fu esclusa dal territorio campano quella parte che per formazione sto-rica e tradizione apparteneva al primitivo «popolo dei Campani», cioè la zona che al di là del Garigliano si estende da Formia a Cassino. Tuttavia tale decur-tazione, pur confermando la mutabilità dei confini geografici, non ha leso la tradizione storica dell'intera regione.
Fonte “Giglio Raffaele, Campania. Storia e testi ("Letteratura delle regioni d'Italia"), Brescia, La Scuola., 1988”
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