Guglia di San Domenico
Guglia di San Domenico Al centro della piazza vi è la guglia dedicata a San Domenico, voluta dall’ordine dei domenicani come ex voto di ringraziamento al santo per la cessata peste del 1656. I lavori iniziarono nel 1658 sotto la direzione dell’architetto Francesco Antonio Picchiatti. L’opera nella veste attuale denuncia tre impronte diverse la prima dovuta a Cosimo Fanzago che fu sostituito da Picchiatti nel 1658 e la terza a Domenico Antonio Vaccaro nel Settecento. Essa è costituita da un blocco di piperno che fa da basamento e da altre due basi decorate, dalla piramide terminale con la statua del Santo. San Domenico Maggiore La costruzione della chiesa di San Domenico avvenne durante la dominazione angioina tra il 1283 e il 1324. Di questo periodo e della decorazione gotica restano purtroppo solo la divisione in tre navate, l’abside poligonale ed il portale Trecentesco, ingresso originale alla chiesa. L’aspetto attuale risente profondamente dell’intervento dell’architetto Federico Travaglini (1850-1853) che seguì il gusto neogotico molto diffuso in Europa all’epoca. La basilica è ricchissima di opere d’arte accumulate nei secoli grazie ai committenti appartenenti a famiglie nobili. Furono realizzate per questa chiesa la Flagellazione di Caravaggio (sostituita da una copia di Antonio Vaccaro) e L’Annunciazione di Tiziano entrambe al museo di Capodimonte. Degna di nota è la sacrestia che conserva ben 42 arche sepolcrali con le spoglie dei personaggi della famiglia reale aragonese, su un ballatoio ligneo. La chiesa ebbe nel XIII secolo una grande importanza, perché vi fu fondata la facoltà di teologia in cui studiarono tra gli altri San Tommaso d’Aquino e Giordano Bruno.







